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PRIVACY IN AZIENDA E NELLA PUBBLICA AMMINSTRAZIONE: LE INFORMAZIONI DELLE SCHEDE DI VALUTAZIONE

In breve -  il fatto - il ricorso - la decisione del Garante

IN BREVE

Sono dati personali le informazioni sul lavoratore annotate in schede, note di qualifica, valutazioni o altri documenti formati dal datore di lavoro, anche se tali dati, cui il lavoratore ha diritto di accedere, non sono suscettibili di correzione o rettifica in quanto espressione del libero e soggettivo convincimento del valutatore.

IL FATTO

Alcuni dipendenti di Poste Italiane S.p.A chiedono di ottenere copia di una scheda di valutazione compilata sul loro conto da parte dalla società per cui lavorano. Non ottenendo risposta i dipendenti ricorrono al Garante della privacy ai sensi dell' art. 29 della legge n. 675/1996.

 IL RICORSO 

Il ricorso formulato induce il Garante a interpellare Poste Italiane S.p.A., che risponde che:

- è in atto un processo di riorganizzazione e ristrutturazione delle varie strutture aziendali e che è stata a tal fine attivata una procedura volta ad acquisire notizie riguardanti i dipendenti interessati, al fine "di individuare le unità con elevata potenzialità e di accertare le esigenze formative del predetto personale";

- le istanze di accesso presentate dagli interessati sono state rifiutate perché le schede in questione contengono "valutazioni soggettive del datore di lavoro e quindi riflessioni di colui che le esprime ed in quanto tali non avrebbero carattere di dato personale.";

- l'efficacia delle valutazioni comparative necessarie per garantire una gestione efficiente delle risorse umane si fondea anche sulla loro riservatezza delle schede; 

- la valutazione di un datore di lavoro, consistendo in una elaborazione del tutto personale, avrebbe carattere di soggettività e, pertanto, non rientrerebbe nel novero dei dati di carattere personale, potendosi altrimenti ledere il diritto alla libertà di pensiero del datore di lavoro.

I RICORRENTI confermano le proprie richieste ribadendo il loro diritto di accedere in base alla legge n. 675/1996 ai dati personali contenuti nella scheda di valutazione richiesta, in quanto questa rappresenterebbe "il processo finale valutativo sulla base del quale l’azienda ha effettuato le scelte".


LA DECISIONE DEL GARANTE 

Il Garante accoglie il ricorso dei dipendenti e ordina a Poste Italiane S.p.A. di consentire agli interessati di accedere ai dati personali agli stessi riferiti contenuti nelle schede di valutazione. 

Vediamo perché:

L’art. 1, comma 2, lettera c), della legge n. 675/1996 definisce come dato personale "qualunque informazione relativa a persona fisica, persona giuridica " .

In base a tale specifica definizione legislativa devono essere considerate come "dato personale" tutte le informazioni di natura personale, tutti gli elementi distintivi che contribuiscono a comporre il quadro dei "dati" dell’interessato relativi alle sue attitudini, capacità,  rendimento e prospettive di impiego e carriera. 

Nel caso specifico tali informazioni personali provengono anche da valutazioni che restano espressione del libero e soggettivo convincimento del "valutatore" ma sono comunque soggette alla legge n. 675/1996. 

L'interessato, la persona a cui si riferiscono i dati ha un diritto soggettivo a conoscere le informazioni di carattere personale che lo riguardano, anche nei casi in cui tali dati personali non siano eventualmente suscettibili di correzione in quanto contenuti nell’ambito di un giudizio o di una valutazione.

Quindi, il diritto di accesso non limita in alcun modo l’invocato "diritto alla libertà di pensiero" del datore di lavoro, poiché il diritto dell’interessato a conoscere dati che lo riguardano non comporta di per sé il diritto ad ottenere una rettifica di dati personali riportati all’interno di valutazioni rimesse al discrezionale apprezzamento del datore di lavoro.