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CASO PRATICO 65 · CLOUD E FORNITORI

Fine contratto SaaS: come verificare restituzione e cancellazione dei dati

Chiudere l’abbonamento non prova che i dati siano cancellati: esportazioni, copie di sicurezza e trattamenti residui richiedono un piano.

Scenario illustrativo: persone e organizzazioni sono ipotetiche. Non è un incarico o un risultato attribuito allo studio.

LA RISPOSTA IN BREVE

La cessazione del servizio deve avere un percorso definito. Il titolare deve sapere quali dati riceverà, in quale formato, quali copie saranno cancellate e se esistano conservazioni residue giustificate, senza confondere un account chiuso con dati eliminati.

La situazione.

Scenario illustrativo fittizio. Un’impresa passa a un nuovo software di prenotazione. Il vecchio fornitore conferma che l’utenza sarà disattivata alla scadenza, ma non indica la sorte delle schede clienti, delle note interne e dei backup. L’ufficio ha scaricato un file con gli appuntamenti, senza verificare se contenga tutti i dati necessari alla continuità.

PRIMA DI DECIDERE

Tre fatti da mettere a fuoco.

  1. 01

    Il formato esportato può non comprendere allegati, storico delle modifiche o metadati necessari all’utilizzo successivo.

  2. 02

    Il contratto deve distinguere restituzione, cancellazione delle copie e conservazioni richieste da obblighi applicabili.

  3. 03

    Le copie di sicurezza richiedono una gestione verificabile, non una promessa di eliminazione istantanea tecnicamente indimostrata.

↓

Valuta insieme questi elementi prima di scegliere le azioni.

Come impostare la valutazione.

L’articolo 28 GDPR prevede che, al termine della prestazione, il responsabile cancelli o restituisca i dati personali secondo la scelta del titolare e cancelli le copie esistenti, salvo obblighi di conservazione previsti dal diritto applicabile. La clausola deve essere tradotta in attività pratiche: ambito dei dati, modalità di consegna, sicurezza, tempi e riscontri.

Un backup non è una giustificazione indistinta per conservare dati utilizzabili a tempo indeterminato. Occorre capire come le copie vengano protette, isolate dall’uso ordinario e progressivamente eliminate secondo il ciclo previsto. Al tempo stesso, promettere una cancellazione immediata di ogni supporto senza conoscere l’architettura può essere poco attendibile. Il piano di uscita deve permettere di dimostrare le decisioni e di gestire un eventuale ripristino senza reintrodurre trattamenti cessati.

Cosa fare, in pratica.

  1. 01

    Verificare prima della scadenza quali informazioni siano necessarie per la migrazione, distinguendole da quelle che non devono essere importate nel nuovo servizio.

  2. 02

    Eseguire un’esportazione di prova e controllarne leggibilità, completezza e sicurezza con chi userà i dati, evitando copie locali incontrollate presso più uffici.

  3. 03

    Formalizzare la scelta fra restituzione e cancellazione prevista dall’accordo, chiedendo un riscontro che identifichi dati, sistemi, tempi e soggetto responsabile dell’esecuzione.

  4. 04

    Chiarire il trattamento dei backup e delle eventuali conservazioni obbligatorie, incluse restrizioni d’uso e gestione dei dati se una copia viene ripristinata.

  5. 05

    Revocare integrazioni e accessi ancora collegati al vecchio servizio e aggiornare registro, informative e fascicolo del fornitore alla nuova configurazione.

L’errore da evitare.

Usare la disdetta dell’abbonamento come prova di cancellazione, senza testare l’esportazione e senza chiedere la sorte delle copie residue.

Tre verifiche da portare con te.

  • Esportazione verificata prima della chiusura.
  • Scelta e riscontro di cancellazione documentati.
  • Backup, obblighi residui e integrazioni gestiti.

L’uscita è parte della scelta del fornitore. Deve essere progettata prima che accessi, licenze o supporto smettano di essere disponibili.

Fonti e riferimenti.

Collegamenti alle fonti istituzionali utilizzate per il quadro di riferimento. Controlla versione, ambito e regole complementari applicabili.