MEMORIA EDITORIALE
LE NEWSLETTER DEL GARANTE PRIVACY
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Legge privacy
LE NEWSLETTER DEL GARANTE
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LA RELAZIONE ANNUALE DEL GARANTE
L'Autorità per la protezione dei dati
personali, ha presentato l’8 maggio, la Relazione sul quinto anno di
attività e sullo stato di attuazione della legge n.675 del 1996.
La Relazione annuale è suddivisa in tre grandi
sezioni:
lo stato di attuazione della disciplina
sulla privacy
l'attività del Garante
le attività comunitarie ed internazionali
Nella relazione vengono delineate le
prospettive di intervento nella individuazione di nuove garanzie per i
cittadini e nell’elaborazione dei codici deontologici (Internet,
videosorveglianza, direct marketing, previdenza e rapporti di lavoro,
credito al consumo, archivi pubblici) così come nel contributo
all'emanazione di un testo unico che riordinerà tutta la normativa sulla
protezione dei dati personali.
Il quadro internazionale: è emersa la
necessità di un approccio equilibrato tra lotta al terrorismo e diritti
individuali.
Nuove frontiere della privacy: molti i
pareri emanati su Internet, sul genoma umano, sulle telecomunicazioni, sul
cybercrime, sul trattamento dei dati nel rapporto di lavoro.
Prosegue l'impegno per la elaborazione di
regole mondiali comuni sulla privacy.
L’attività del Garante: la tutela della
privacy va ben oltre ormai il diritto ad “essere lasciato solo” e si
configura come diritto essenziale per non perdere il controllo delle
informazioni che ci riguardano, raccolte in un numero sempre più crescente
di banche dati.
In linea con questa visione, l’impegno del
Garante è stato rivolto alla sorveglianza elettronica (telecamere, web cam,
impronte digitali, iride, riconoscimento facciale), alla raccolta e
all’uso dei dati genetici, ai tracciamenti invisibili, alla
stigmatizzazione sociale.
Ma anche all’attuazione di un effettivo
rispetto della dignità delle persone nell’attività dei media, alla difesa
dei consumatori nei confronti di “profilazioni” a scopi commerciali, alla
definizione di regole per tutelare la privacy su Internet, agli interventi
per il riordino delle grandi banche dati pubbliche.
L'Autorità ha portato avanti, attraverso una
costante collaborazione con il mondo dell’impresa, l’idea della privacy in
quanto "risorsa", in grado di sviluppare fiducia nei consumatori, anche
nel commercio elettronico, attraverso una trasparente, corretta ed
efficiente gestione delle banche dati. ù
Un anno il 2001 che ha visto anche proseguire
la linea di semplificazione e sburocratizzazione degli adempimenti e di
revisione del quadro sanzionatorio.
Un anno che, d'altro canto, ha continuato a
registrare gravi inadempienze anche da parte della P.A.: prime fra tutte
il mancato rispetto dell'obbligo di consultazione del Garante
nell’emanazione di emanare provvedimenti incidono sulle materie
disciplinate dalla legge sulla privacy, rendendo così illegittimi gli atti
ed esponendoli al rischio di blocco, e la mancata emanazione di atti e
decreti necessari per poter raccogliere ed utilizzare dati personali dei
cittadini in conformità alla legge.
I dati: rispetto allo scorso anno, nel
corso del 2001 si è registrato un aumento dei reclami (4.295 rispetto ai
3661) e dei quesiti (1.755 rispetto a 1569), mentre diminuiscono le
richieste di parere (81 rispetto a 170) e di informazioni telefoniche
(7.000 rispetto a 9000).
Si è registrata un’accresciuta capacità di
risposta dell’Autorità: gli atti e i provvedimenti relativi ai reclami
sono passati dai 687 dello scorso anno a 2.327 (+239%) e le risposte
a quesiti da 118 a 898 (+661%).
I ricorsi pervenuti, dal gennaio 2001
all'aprile 2002, sono stati 211 rispetto ai 243 dell’anno precedente
(portando il numero complessivo ad oltre 550), tutti risolti in 30 giorni.
Le notificazioni sull'esistenza di banche
dati, presentate all'Autorità come richiesto dalla legge, sono giunte
complessivamente, nell’arco del quinquennio, a circa 310.000.
Tra il 2001 e il 2002 l'Autorità ha emanato 6
autorizzazioni generali al trattamento dei dati sensibili in diversi
ambiti (sanità, datori di lavoro, investigatori privati, liberi
professionisti etc.), 1 sul trattamento dei dati giudiziari.
Gli interventi più rilevanti: si sono
avuti riguardo a:
pubblica amministrazione (canone Rai,
nuova tessera elettorale, trasparenza degli stipendi pubblici,
raccolta ed uso dei dati sensibili, carta d'identità elettronica,
grandi banche dati);
videosorveglianza e sistemi biometrici
(decalogo sull’uso di telecamere e web cam, raccolta impronte
digitali, riconoscimento dell’iride);
giornalismo e informazione (cronache
giudiziarie, rispetto per la dignità delle persone malate, protezione
dei minori,);
Internet (spamming, utilizzo nomi di
dominio, cybercrime, sicurezza delle reti, uso di dati sanitari,
profilazione clienti, dibattito opt in/opt out);
telecomunicazioni (conservazione dati di
traffico, elenco cellulari, fatturazione dettagliata);
direct marketing (informativa e consenso,
telefonate indesiderate, accesso alle banche dati);
sanità (mappature genetiche, test
genetici, portatori di handicap, malati di Aids);
rapporto di lavoro (controllo a distanza
dei lavoratori, dati valutativi dei lavoratori, annunci di lavoro,
riordino collocamento pubblico);
attività giudiziarie e di polizia
(trattamenti di dati effettuati dall’ autorità giudiziaria, dai
servizi di informazione e sicurezza e dalle forze di polizia,
CED pubblica sicurezza, casellario giudiziale, cooperazione
giudiziaria);
associazioni e dei movimenti politici
(decalogo sull’uso di dati per propaganda elettorale);
vita sociale (sms di pubblica utilità,
censimento, elenchi dei contribuenti ad alto reddito);
sistema impresa (misure di sicurezza,
trasferimento di dati all'estero, trasparenza sullo stato di
insolvenza);
sistema bancario e assicurativo (perizie
medico-legali, centrali rischi private, anagrafe assegni bancari e
postali);
attività forense, investigazione privata,
liberi professionisti (raccolta di dati per finalità di difesa, albi
professionali).
codici deontologici: dopo la
pubblicazione, nel 1998, del codice deontologico dei giornalisti e di
quello recente per storici ed archivisti, è imminente l’adozione del
codice sulla ricerca statistica pubblica e privata e la definitiva
redazione di quello relativo indagini investigative, alle banche.
In linea con quanto stabilito dal recente
decreto legislativo n.467/2001, e con i nuovi poteri attribuiti al
Garante, è stata avviata la consultazione delle categorie
interessate alla predisposizione dei codici di buona condotta.
L'AUTORITA' GARANTE AL FORUM PA 2002
“La linea di sviluppo della società
dell’informazione passa attraverso tra fattori, che sono tra di loro
inscindibili e che si integrano tra loro: l’innovazione tecnologica,
l’innovazione legislativa, la tutela dei diritti fondamentali della
persona”.
Lo ha affermato il VicePresidente
dell’Autorità, Giuseppe Santaniello.
Le tecnologie modificano oramai in
maniera radicale la nostra visione del mondo e si pone, quindi, il
problema di assecondare lo sviluppo dell’ innovazione, ma anche di segnare
essenziali punti di raccordo fra nuove tecnologie e valori fondamentali
della persona umana. Le innovazioni tecnologiche hanno la capacità di
“incidere sui diritti fondamentali costituzionalmente garantiti, come la
libertà di informazione, di impresa, i valori della privacy quale momento
di libertà della persona”. Ed è per questo motivi – ha concluso
Santaniello - che “è necessario un raccordo tra tecnologie e privacy in
settori cruciali quali la videosorveglianza, le biometrie, l’ingegneria
genetica”.
Il segretario generale, Giovanni Buttarelli ha
tracciato un bilancio delle novità introdotte dalla legge sulla privacy e
dell’azione svolta dall’Autorità Garante nel quadro del miglioramento del
sistema Paese, in termini di maggiore qualità nel rapporto tra cittadini
ed amministrazioni pubbliche.
Il segretario genetale ha, tuttavia, messo in
luce i gravi ritardi della P.A. nell’applicazione delle norme sulla
privacy, sottolineando come finora i soggetti pubblici si siano limitati
per lo più ad adempimenti di tipo formale.
Fra le numerosissime questioni trattate nel
seminario, va segnalata quella che riguarda in particolare le grandi
banche dati pubbliche e la loro interconnessione: a questo proposito
Buttarelli ha ricordato l’alto numero di ricorsi presentati
all’Autorità da cittadini che contestano l’acquisizione di dati personali
attraverso la rete informatica della pubblica amministrazione, locale e
centrale, da parte di enti e soggetti pubblici.
INVIO DI E-MAIL PUBBLICITARIE SENZA
CONSENSO DEL DESTINATARIO
Riferimenti: legge n. 675/96 tutela dei dati
personali, D.lgs n.185/99 normativa a protezione dei consumatori nei
contratti a distanza
Il Garante ferma una società che inviava
messaggi pubblicitari non richiesti tramite posta elettronica.
La società, che fornisce servizi internet, non
aveva risposto alle richieste dell’interessato che si era opposto
all’ulteriore utilizzo dei suoi dati personali, chiedendo di conoscere in
che modo fossero stati acquisiti e chi fosse il responsabile del
trattamento.
E’ illegittimo utilizzare a scopi commerciali
un indirizzo e-mail, che non compare in elenchi pubblici, senza il
consenso del destinatario. A far scattare la sanzione è stato però il
ricorso al Garante per il mancato riscontro all’opposizione al
trattamento.
L’Autorità ha anche imposto alla società di
rifondere al consumatore le spese sostenute per il procedimento (250
Euro), aprendo un procedimento autonomo nei confronti della società.
PRIVACY E INFORMAZIONE, CONVEGNO AD IMPERIA
“Privacy e informazione: diritti e doveri del
giornalista”: di questo tema hanno dibattuto martedì 14 all’Università di
Imperia.
L’incontro è stata l’occasione per affrontare
il punto caldo del rapporto tra libertà di stampa e rispetto dei diritti,
della dignità e dell’identità delle persone.
Oggetto del dibattito la poca sensibilità alla
riservatezza dimostrata nel caso del delitto di Cogne, i dubbi sulla
nomina parlamentare dei Garanti, le riserve verso quelle trasmissioni
televisive che mettono in scena dei veri e propri processi sui casi di
cronaca più eclatanti e più controversi.
PRIVACY E IMPRESE :
I SONDAGGI MOSTRANO UN
CRESCENTE BISOGNO DI REGOLE
Un sondaggio reso pubblico i primi di maggio
mostra come a livello mondiale sia sempre più frequente il ricorso a norme
a tutela della privacy riguardo all’uso dei dati nelle attività
economiche.
Permangono, tuttavia, notevoli differenze
nell’approccio e nell’ambito di applicazione delle singole leggi
nazionali.
Tra i 15 Paesi presi in esame non è compresa
l’Italia. In tutti esiste almeno una legge nazionale in materia di
privacy, nella maggioranza di questi Paesi vi sono limitazioni per i
flussi transfrontalieri di dati (in tutti tranne che in Brasile, Russia e
USA), ed è prevista un’informativa per gli interessati rispetto alla
raccolta e all’utilizzazione dei loro dati. Sono inoltre regolamentati la
prestazione del consenso, il diritto di accesso ai dati e le misure di
sicurezza da parte del titolare del trattamento.
In tutti i Paesi, fatta eccezione per
Australia, Hong Kong e Singapore, l’interessato si rivolge all’autorità
giudiziaria per ottenere il riconoscimento dei diritti sanciti dalla
legge. Negli altri tre Paesi, oltre che in Spagna e Giappone,
l’interessato può istituire un procedimento dinanzi ad autorità
amministrative competenti (così avviene del resto anche in Italia
attraverso il ricorso presentato al Garante).
Molte delle leggi nazionali riguardano non
soltanto la protezione dei dati in senso stretto, ma anche garanzie contro
l’utilizzazione dei dati personali per scopi commerciali.
Secondo uno studio di Forrester Research:
70% dei consumatori esaminati (6.000) teme
che i siti Web non rispettino adeguatamente i loro dati
61% non fornisce informazioni personali
per il timore delle possibili conseguenze
più dell’80% ritiene che i dati sul
reddito, i familiari, l’indirizzo e il telefono del luogo di lavoro
non dovrebbero essere comunicati ai siti che fanno commercio
elettronico
meno del 30% degli intervistati si è
dotato di strumenti informatici per cautelarsi da possibili rischi
(filtri, firewall)
poco più del 30% legge regolarmente le
informative sulla privacy fornite dai siti Web, spesso incomprensibili
Dunque, cosa possono fare le imprese?
Chiarezza, semplicità, trasparenza, qualunque sia il luogo in cui avviene
la transazione.